Amore nella Grande Città: Una storia D’altronde Semplicemente Umana
Non si tratta di una novità diramata dai registi, ammassare emotività inframezzando scene esplodenti di comicità, ma ciò che colpisce è la consapevolezza di non disinnescare l’impatto emotivo al contempo. Amore nella Grande Città si muove sulla difficile curva dell’umorismo amaro, di conseguenza il suo messaggio risuona nel vuoto emotivo in maniera tale che finisce per connettere in modo dispietosamente naturale. Questo drama coreano esplora le sofferenze degli emarginati, mettendone in discussione il pensiero dominante della cultura sudcoreana.
Nell’arco di dieci anni, Amore nella Grande Città segue due vite erranti, Jae-hee (Kim Go-eun), una donna sicura di sé ma emarginata, e Heung-soo (Steve Sanghyun Noh), un uomo alla ricerca della propria identità sessuale. Entrambi faticano a far convivere le loro pulsioni con il mondo circostante, e tale battaglia li costringe a prendere coscienza di ciò che sono e desiderano diventare.
La struttura narrativa si snoda velocemente attraverso decine di scene, ogni tanto sfrenata o lenta, come ad arte. In alcuni punti, l’umore diventa così soverchio che si vorrebbe intervenire, come durante le sequenze in cui Jae-hee affronta i giudizi dei altri, che minacciano di destabilizzare la sua vita. Ciò nondimeno, il cameratismo esistente tra i protagonisti li tiene coesi, li aiutando a non cadere in preda all’anima.
Tuttavia, è quando Amore nella Grande Città giunge alla verità umana profonda dei protagonisti che diventa vero cinema. Il dialogo diventa un rassicurante viatico tra due anime sorelle, dove l’universo familiare condiviso supera gli stacchi inumani tra le singole storie. Ne scaturisce un’autenticità palpabile tra gli attori, facendo emergere le relazioni più autentiche di sempre. Kim Go-eun e Steve Sanghyun Noh creano un tandem attivistico, mettendone in luce i due lati dell’unione umana, quella conosciuta e non conoscibile.
Amore nella Grande Città affronta le difficultà delle donne coreane e onora il loro processo di auto-identificazione, esplorate attraverso la musica popolare e i media. Il film si oppone alla rigidità di questo mondo, lasciando spazio all’accettazione e all’emersione dei personaggi più deboli. Tale equilibrio non rende il film radicalmente libero, ma la sincerità dei personaggi prevale.
Alla fine, Amore nella Grande Città si chiede come può essere debole essere se stessi. La sua risposta, non sorprendentemente, risuona profonda nel nostro cuore. Sei un 7, anche se, potenzialmente.
